I just want to be a woman

Post lungo e forse un po’ confuso su cose che ho a cuore a partire da una conversazione con un’amica che mi raccontava di volersi comprare un sex toy perché apparentemente era rimasta una delle poche del suo giro a non averne e dalla questione della maestra d’asilo costretta alle dimissioni dopo la diffusione di sue immagini erotiche senza il suo permesso.

Uno dei grandi temi che fatico a concepire è la semplificazione e categorizzazione dei sessi e delle persone.

Donna oggetto, donna mamma, donna pantera, donna cuoca, donna angelo del focolare, donna angelicata, donna di facili costumi ma mai donna nella sua completezza. La donna in tutta la sua umanità e complessità dov’è? Come se una sfumatura escludesse forzatamente l’altra. Ma quanta distanza c’è tra iconografia e realtà? Tra l’immagine che si dà di una cosa e la sua reale sostanza? Sembra un concetto filosofico ma in realtà è la base dell’esistenza contemporanea: siamo bombardati da immagini di un modo di essere a cui anelare ma nessuno ci spiega che non solo non è l’unico ma probabilmente non è neanche quello dominante.

Da bambina pensavo che ci fosse un solo modo di essere donna. Pensavo che la mia aspirazione fosse quella di sposarmi, avere un lavoro e fare dei figli. Eppure in famiglia nessuno aveva mai frustrato la mia voglia di giocare con spade e Lego avventurosi. A dire il vero l’unico episodio che mi ha mai realmente turbato è avvenuto alla scuola materna. Il gioco consisteva nel dividersi in coppie uomo-donna e nel giocare nel nostro villaggio immaginario finché non veniva dato l’ordine di partire alla guerra. In quel momento, nella concitazione tutti i maschi salutavano le rispettive compagne e andavano a combattere. Io non ricordo chi fosse il mio compagno, ricordo però che andai da una bambina raccomandandole di prepararmi una buona cena al mio ritorno. La piccola inquadrata mi rispose sprezzante che lei non era mia moglie e che io non dovevo mica partire per la guerra, dovevo stare a casa a preparare la cena al mio guerriero. Ecco, io non seppi cosa risponderle, balbettai qualcosa e mi vergognai per non aver saputo seguire le regole del gioco ma mi colpì il contrasto tra il senso comune e il mio personale sentire.

Crescendo invece l’immagine predominante è diventata quella della tv. Donna perfetta e ammiccante, donna che mette il pranzo in tavola e tiene i pavimenti puliti e sanificati, donna che nasce col mascara in mano e con libri di cucina stampati nella mente. Ma una donna che non sa cucinare o che non si trucca o che pulisce casa q.b. è meno donna? Chi decide chi e cosa è una donna e perché ci si deve uniformare?Ho impiegato anni e anni a capire che non dovevo essere nessun altro se non me stessa e che solo perché l’ideologia predominante era quella di una netta divisione in maschi e femmine, in cose da maschi e cose da femmine, non significava che fosse anche giusta. Però non è stato immediato e non lo è stato nonostante frequentassi ambienti generalmente progressisti. Per tanti anni ho accolto certi discorsi tra donne con una certa meraviglia, come se fossero l’eccezione e non la normalità. E invece anche le donne parlano di sesso, di dimensioni, di masturbazione, di cacca, di sex toy, di tradimenti e fondamentalmente di qualunque cosa abbiano voglia di parlare, che sia “da donna” o “da uomo”, dopotutto l’essenza della vita riguarda sia i maschi che le femmine.

La questione della maestra costretta alle dimissioni in seguito alla diffusione di sue immagini erotiche da parte dell’ex fidanzato mi addolora non solo perché significa il non rendersi conto delle conseguenze delle nostre azioni (intendo quelle dell’ex fidanzato, non quelle della maestra) ma è anche sintomo di una incomprensibile incapacità di scindere la vita sessuale di una persona dalla sua professione e dalla persona stessa, come se il sesso fosse riservato esclusivamente a chi lavora nel mondo dell’intrattenimento a luci rosse e come se il sesso fosse una cosa per persone strane. Mi addolora ancora di più sapere che la protesta è partita da una donna, come se il figlio che non volesse educato da una maestra sessualmente attiva non fosse stato procreato alla stessa maniera. Mi addolora il giudizio che si dà su qualunque cosa causi godimento in chi la fa e nessun danno a chi non ne è toccato. E non riesco a togliermi dalla testa che se protagonista delle foto e del video fosse stato un uomo, probabilmente la questione sarebbe stata trattata con una scrollata di spalle e un “è un uomo, è normale che abbia una vita sessuale, anche se è un maestro d’asilo”. Tutto questo, ovviamente, a meno che non si fosse scoperto che l’uomo in questione era omosessuale perché allora apriti cielo, è ovvio che porterà la sua vita sessuale sul lavoro.

Come se il compartimento in cui ci mette la società avesse delle uniche regole di utilizzo. Come se fosse quel compartimento a definirci come persone. Come se non ci fosse modo di discostarsi dalle regole di quel compartimento. Come se non fosse normale essere come ci sentiamo noi e non come ci impongono le regole del compartimento. Come se non fosse assurdo il solo fatto di essere dentro un compartimento.

Il 25 novembre è anche la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne . Dovrebbero essere le donne a decidere chi sono e chi vogliono essere senza timori di giudizi e conseguenze, qualunque cosa mini questa libertà di scelta è violenza.

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