Quando ero in Africa… – 17 – Johannesburg 3

Ogni paese vive il conflitto tra ricchi e poveri, in Sudafrica era stato di fatto legalizzato per decenni. Nel clima di positività e novità del momento però non ci facevo troppo caso. Se ci penso adesso rabbrividisco ma ero piccola e in quel momento a me interessava più quello che potevo finalmente avere che quello che non potevano avere gli altri.

Eastgate era un grosso centro commerciale, pieno di negozi, ristoranti e con una multisala cinematografica. Generalmente la prima tappa era l’ATM della Nedbank per prelevare denaro contante e già questo era motivo di sorpresa e meraviglia: il prelievo con il bancomat. 

Di seguito quei soldi andavamo a spenderli. Facevamo la grossa spesa settimanale da Woolworths, compravamo musica alla CNA, quasi ogni settimana andavamo al cinema senza farci mancare popacorn e bibita, litigavamo coi genitori su dove pranzare visto che mia sorella ed io volevamo invariabilmente andare o da Pizza Hut dove la specialità erano pizze in padella con condimenti in stile americano, o da Wimpy per hamburger e patatine o da KFC (Kentucky Fried Chicken) per pollo fritto e patatine. Qualche volta ovviamente cedevano ma i ristoranti in cui ci portavano un po’ più spesso erano altri. Quello che più mi piaceva era Spur, un ristorante per famiglie specializzato in carne che pur essendo un franchising sudafricano faceva degli Indiani d’America il suo marchio. Quel che mi piaceva particolarmente di Spur era che la carne te la portavano cruda e te la cuocevi autonomamente sulla piastra. Era una catena presente anche in vari alberghi in cui soggiornammo ma andarci era sempre una gioia. Uno dei ristoranti più deludenti di Eastgate fu però il ristorante italiano: tempi lentissimi e una pizza non all’altezza. 

La particolarità di tutti i ristoranti però era che nell’attesa che arrivassero gli ordini, i camerieri portavano un cestino con del pane e del burro salato. Una volta arrivati con le ordinazioni sparivano dalla tavola sia il burro che il pane. Una prima chiara indicazione del gap culturale che c’era fra noi e il paese che ci ospitava stava nella gestione del pane. Più di una volta mia mamma si trovò a nascondersi quel bene prezioso sotto il tovagliolo per tirarlo fuori al momento opportuno.

Eastgate non era l’unico centro commerciale che frequentavamo ma tra quelli vicini era il nostro preferito. A nord c’era il centro commerciale di Rosebank, più multiculturale e con una programmazione cinematografica più di nicchia in cui capitava di vedere anche film in italiano. 

Bruma Lake era appena prima di Eastgate ed era un mercatino delle pulci rumoroso e colorato in cui poteva capitare di trovare un dromedario su cui farsi trasportare nei paraggi o gruppi di danzatori zulu che si facevano notare soprattutto per i seni delle donne al vento. 

Cose che succedevano al Flea Market di Bruma Lake

Il mio preferito però era Sandton, situato nella zona nord di Johannesburg, era scintillante e opulento più che mai. Erano più luccicanti i suoi negozi, erano più eleganti le sue librerie, più particolari i suoi ristoranti. All’interno del centro commerciale poi si apriva una piazza con delle fontane in cui i bambini si divertivano a giocare tra gli spruzzi. Sandton era all’epoca il centro commerciale più lussuoso dell’intero continente. Quando i miei genitori optavano per Sandton era sempre una gioia.

Cose che succedevano nella piazzetta interna di Sandton

A poco più di un chilometro da Sandton si trovava Alexandra, una vasta e pericolosa township. Talmente pericolosa che lungo la sua via principale i semafori erano stati tolti per evitare che le soste in attesa del verde diventassero occasione per estemporanei furti a mano armata di auto. Durante la nostra permanenza sudafricana i miei genitori cercarono il più possibile di non tenere me e mia sorella in un mondo ovattato ed edulcorato, eravamo in Sudafrica ed era giusto che ne vedessimo i vari lati. Un paio di volte infatti raggiungemmo Sandton attraversando velocemente Alexandra, con un po’ di preoccupazione e finestrini ben chiusi. Alexandra era un luogo pericoloso e con le pistole non si scherzava. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...