Nicola Lagioia – La città dei vivi

Se non me lo avesse consigliato un’amica mai avrei preso in considerazione la lettura de La città dei vivi. Ricordavo a grandi linee l’omicidio Varani e avevo anche qualche vago ricordo di polemiche lette sui social a proposito delle pene comminate ma il fatto non mi aveva minimamente appassionata. Uno scrittore abile però riesce a rendere appassionante anche un fatto di cronaca che forse pure un po’ per pudore si cerca di accantonare e questo è esattamente quello che ha fatto Nicola Lagioia col suo libro: tenermi incollata per i pochi necessari giorni alla lettura alla sua opera.

La città dei vivi infatti non è solo una ricostruzione delle vite dei tre ragazzi coinvolti nell’omicidio, è proprio un’indagine su una delle tante sfumature cupe di Roma, su serate a base di alcol e cocaina, sull’obnubilamento, sulle doppie vite e i mostri che si agitano in ognuno di noi, sui confini tra ciò che siamo e ciò che nascondiamo. Lagioia indaga nelle vite dei due condannati per l’omicidio ed è difficile non interrogarsi sulla natura del Male, su cosa sia il Male e soprattutto su quanto Male ci sia anche in ognuno di noi, magari quiescente, sopito in attesa di un incontro capace di stravolgere la vita nostra e di chi ci circonda.

La città dei vivi oltre ad essere scritto benissimo è anche uno di quei libri che interroga: non sono così io? Non è così la città in cui vivo o non ne so niente perché non frequento quella parte di città lì? Non la frequento perché non c’è, perché non mi interessa, perché mi spaventa o solo perché non so che c’è?

Quindi sì, si parla ampiamente del delitto, delle persone coinvolte, un po’ alla maniera di Emmanuel Carrère quando si insinua in vite che non sono la sua e ne mostra le varie sfaccettature, le luci, le ombre, ma si parla anche di noi. Mentre sfogliavo le pagine mi sono chiesta più volte di cosa sarei stata capace se non avessi avuto una sovrastruttura imponente a limitare l’istinto. Un po’ ne ho avuto paura ma un po’, lo confesso, avrei voluto saperlo.

Consigliato per chi vuole fare un viaggio negli antri scuri del quotidiano.

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