Ho preso il libro di Silvia Avallone Un’amicizia soprattutto per motivi di studio, se così si può dire. Mi interessava scoprire modi per trattare l’amicizia femminile da un punto di vista letterario e non ero convintissima dalla trama. Come spesso accade con ciò che approcciamo con anche un po’ di sufficienza, mi sono trovata totalmente assorbita dal romanzo per i pochi giorni che ho impiegato a concluderlo.

La trama: Elisa e Beatrice si conoscono a 14 anni in una non specificata cittadina sul litorale toscano. Elisa è un’adolescente che sembra volersi nascondere al mondo, rinchiusa in abiti extralarge a cui non presta grande attenzione; Beatrice è il suo contrario, curata, truccata e decisa a farsi notare. Diventano amiche e tali rimangono fino al primo anno di università. Da allora si sono perse totalmente di vista, Elisa ancora nascosta dai libri, Beatrice invece a capo di un impero fondato sulla sua persona che ricorda a tratti la parabola di Chiara Ferragni. Il ritrovamento dei loro diari liceali da parte di Elisa sarà l’occasione per ripercorrere la loro amicizia e i motivi per cui era finita.

I personaggi sono tratteggiati con cura e spietata indulgenza, così come gli spazi e il tempo in cui si muovono. Tempo in particolare che conosco molto bene poiché le due protagoniste del romanzo sono mie coetanee. Un’amicizia è un viaggio nell’adolescenza dei trenta/quarantenni di oggi, nelle dinamiche che guidavano i rapporti di allora, negli albori del mondo virtuale di cui siamo ormai spesso schiavi. Ma è anche una dichiarazione d’amore per la letteratura e, dopotutto, un invito a non ridurre le persone all’immagine social perché siamo tutti molto più di quello.

Io l’ho letto famelicamente, assorbita da una realtà che non era la mia ma che in certi frangenti assomigliava molto a quello che ero stata, ovviamente più una Elisa che una Beatrice, e quando l’ho finito mi sono trovata a pensare con dispiacere che fosse solo un romanzo, una finzione. Per pochi giorni mi ero sentita proprio dentro il libro.

Consigliato per chi ha voglia di ricordarsi com’era essere adolescenti e come ci si possa guardare con critica indulgenza ad anni di distanza.

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