Ho chiuso l’ultimo post con un riferimento alla mia prossima avventura che avrebbe previsto un interminabile viaggio più o meno coast to coast. Ebbene, quel viaggio non s’ha da fare. Non perché siano insorti problemi ma perché quando sono partita dall’Italia sapevo che mi sarei dovuta preparare a cambi di programma e ad una certa flessibilità. Cercherò di raggiungere i Paesi Baschi francesi più in là, ieri ho parlato per telefono con la moglie della coppia e mi ha fatto un’ottima impressione, quasi struggente, soprattutto perché nella conversazione faceva riferimento a vari Workawayer che erano da lei al momento. Le ho detto che non riuscivo ad arrivare nelle date preventivate e mi ha detto che non c’era problema, che se volevo ancora andare mi avrebbe fatto avere un calendario delle date successive in cui aveva tempo e stanze libere poiché nelle settimane prima di Pasqua avrebbe avuto un po’ di famiglia in visita e doveva fare mente locale. Aspetto le date con la speranza che siano compatibili col mio viaggio e che, in caso positivo, anche allora ci sia del movimento di cui ho oltremodo bisogno.  

Al momento mi trovo a Fontcoberta, un borgo di poche case (credo che gli abitanti siano in totale sei), una chiesa, un ufficio comunale che si è recentemente spostato, molto silenzio. Sono ospite di una coppia di amici del mio ultimo datore di lavoro, pensavo di trovarli entrambi ma per imprevisti dell’ultimo momento c’è solo la moglie e tra una cosa e l’altra ho deciso di prolungare la mia permanenza per attendere anche il marito. Mi sento un po’ inutile perché uscendo dal contesto dei Workaway non sono qui per lavorare ma, grazie alla figlia, ho appena trovato il modo di dare un senso fisico alla mia permanenza: mi ha proposto di darle una mano a fare un mercato (vende vestiti vintage) nel fine settimana a Cadaqués, sulla costa, e io ho detto ovviamente sì. Viene a prendermi domani e mi riporta lunedì mattina in quello che per me è in parte il senso di questo viaggio: provare cose nuove, diverse e lontane da me, fuori dalla comfort zone, così come vengono e senza programmare troppo. Le coeur ouvert à l’inconnu, per l’appunto, il cuore aperto all’ignoto.

Sono in Catalogna, lo specifico perché è un argomento molto sensibile e nei supermercati ho notato che le scritte sono prima in catalano e solo successivamente in spagnolo. Ho realizzato di aver definitivamente superato il confine con la Francia quando è partito il bus che dalla stazione di Girona mi avrebbe portato a Banyoles, città di diciassettemila abitanti a pochi chilometri da Fontcoberta. Ebbene, laddove sui bus extraurbani francesi e sul TGV che mi aveva condotta da Narbonne a Girona mi ero trovata immersa in un rilassante silenzio, qua è stata accesa la radio a volume piuttosto elevato su quella che mi è sembrata una stazione radiofonica molto locale e commerciale. L’interazione con l’autista, nel mio spagnolo stentato e un po’ in inglese, però era stata simpatica e amichevole e, devo dire, piuttosto rasserenante.

La casa in cui sono è una vera opera d’arte. Non c’è niente che sia stato lasciato al caso, non un colore, non una maniglia, non un soprammobile, non un quadro, non un singolo particolare. Mi era stato anticipato che mi sarei trovata in una casa piena di arte e di stile ma non pensavo che sarebbe stata così piena di arte e di stile.

Essendo molto vicina al confine con il sud della Francia, anche Fontcoberta aveva subito la perturbazione che mi ha accompagnata in Occitania e sono subito stata colpita dal verde intenso dei sui dolci declivi. La temperatura rimaneva fresca ma intanto il sole era tornato a farsi vedere.

I dintorni sono di un verde intenso e brillante interrotto dal bianco delle margherite e dal giallo dei fiori della colza. Il tempo è scandito dal cinguettare degli uccelli e dalle campane i cui rintocchi suonano non solo al cambiare dell’ora ma anche cinque minuti prima. Io sento pure dei suoni più brevi e sordi tra un’ora e l’altra ma non sono ancora riuscita a individuarne il minutaggio.  

A Fontcoberta si trova anche una magione seicentesca in stato di abbandono ma se ne percepisce ancora la magnificenza. Dei residenti del luogo negli anni hanno ripulito i residui dei crolli che l’hanno interessata e si sono presi cura dello spazio circostante piantando un orto rigoglioso e fiori che rendono lo spazio pacifico e colorato. Hanno creato anche delle panchine e chiunque può andare lì, tra lo scorrere dell’acqua proveniente da una fonte naturale, il ronzio degli insetti, il cinguettio degli uccelli e il silenzio dei pesci rossi nella vasca.

Ieri pomeriggio, accompagnata dalla figlia, siamo andate sul lago di Banyoles. Una sorta di oasi di pace accanto alla quale si è sviluppata la città. E’ un lago vulcanico, dall’acqua trasparente e famoso per il canottaggio. Solo un lato del lago è stato edificato, l’altro è pressoché intatto. Proprio affacciate sull’acqua si trovano delle case di villeggiatura piccole e cubiche ma sono talmente distanziate e discrete che sembrano far parte del paesaggio. La riva è animata da passeggiatori e ciclisti e, almeno ieri pomeriggio, mi è parsa molto vivace e rilassante. Ci siamo fermate a un bar accanto al circolo nautico per una birra ma, poiché siamo in provincia e in ambiente pure un po’ conservatore, la cucina era chiusa e non era possibile avere delle tapas.  

Lago di Banyoles

Oggi il tempo è nuovamente un po’ più grigio, ancora insolitamente fresco per la stagione e io ancora non so bene dove sarò una volta che lascerò la Catalogna. Dovrei andare da un’amica a Tolosa il secondo fine settimana di aprile ma ho la settimana precedente da riempire. Ad ora ho mandato una richiesta e attendo una risposta, altrimenti dovrò inventarmi un nuovo ricalcolo del percorso. Sylvie mi ha detto che se ho bisogno posso tornare tranquillamente da lei a Lézignan ma me la tengo come ultima spiaggia: non ho nessuna voglia di tornare in posti in cui sono già stata.  

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