La fine della mia permanenza da Guillaume e Shirley è arrivata e prima di passare alla prossima avventura voglio finire di descrivere le mie giornate al castello.

Intanto la proprietà: c’è il castello abitazione principale circondato da un fossato d’acqua alimentato dal fiume che attraversa la proprietà e poi ci sono i vari annessi agricoli in cui sono stipati più o meno ogni genere di macchina e attrezzo. Trattori di diverse taglie, la tosaerba, una macchina da attaccare al trattore per tagliare i tronchi, la tritura legna, l’idropulitrice, la fiamma ossidrica, decespugliatori di varie forme e grandezze, più motoseghe, cesoie, forbici, chiavi inglesi, rastrelli, vanghe, nominate e probabilmente sarà presente in uno degli annessi. Moulin, atelier de Guillaume, garage, chassis, potager, la piscine, sono alcune delle zone a cui si fa riferimento per cercare attrezzi o per lavorare. Per muoversi più rapidamente, soprattutto quando si deve lavorare molto lontano dai luoghi in cui sono conservati i vari attrezzi, usiamo una macchina elettrica di quelle che calcano i prati dei campi da golf. Elettrica non è solo la macchina da golf ma anche quella di Guillaume. In generale c’è una grande attenzione all’ambiente, al riciclo, all’economia circolare. Shirley acquista quasi solo prodotti ortofrutticoli francesi, la famiglia acquista (e rivende) i propri vestiti su Vintaid, compra la maggior parte dei mobili (e non solo) all’usato su Leboncoin.

La famiglia ha vissuto in varie città, poco meno di dieci anni fa hanno anche trascorso sette mesi in barca a vela nelle Antille francesi. Si sono ritrovati al castello perché, vista l’età dei genitori di Guillaume, ha deciso di farsi carico lui della gestione della casa visto che il fratello era già impegnato dal mantenimento di quella della moglie. La prospettiva futura è quella di rendere questo luogo una fonte di guadagno, soprattutto attraverso il business dei matrimoni. Gli spazi e il fascino di certo non mancano ma neanche le tante piccole migliorie da fare.

La finestra del mio corridoio

Da quando sono partita sono stata in quattro famiglie diverse trovate tramite il sito di Workaway, questa è stata quella in cui l’assestamento è stato per me più lungo. Non tanto perché i miei padroni di casa fossero delle brutte persone, anzi, sono stati da subito di una gentilezza e di una disponibilità incredibile, forse era il mio stato d’animo ad essere ancora troppo preso dalle esperienze precedenti per potermi lasciare andare totalmente. Ma ho amato infinitamente la pazienza e la passione di Guillaume, quel suo spiegarmi perché un attrezzo si usasse in un modo o in un altro, i consigli che mi ha dato insieme alla possibilità di sbagliare. Quel suo trattarmi quasi come fossi qualcuno che a un certo punto dovrà prendersi cura di questo luogo quando lui non ci sarà. E io mi sono divertita a provare attrezzi fino ad ora visti solo da lontano, a risolvere da sola problematiche legate al loro utilizzo, ad affrontare la mia paura delle api indossando la tuta apposita e accompagnando Guillaume a cercare l’ape regina dello sciame che aveva catturato il giorno prima, affacciata senza (troppa) paura sull’arnia aperta. Sono rimasta affascinata da tutto quel che mi ha raccontato sulle api, sull’apicoltura, sul miele. E’ stato come mettere insieme tanti piccoli tasselli che mi erano sempre mancati.

Tra i due coniugi è Shirley quella più loquace, all’inizio mi è parsa un po’ impostata, dopo invece, come mi sono sciolta io, si è sciolta anche lei e le volte in cui è capitato di prolungare un po’ la nostra pausa caffè o di essersi trovate sole io e lei perché Guillaume non c’era, abbiamo chiacchierato a lungo e ne è venuta fuori una personalità ricca e dall’animo generoso. Colta, laureata in giurisprudenza, ex giocatrice di rugby, appassionata di libri gialli e di musica, si è persa uno degli ultimi concerti dei Nirvana in Spagna per pigrizia, ama gli Smiths ma quando le capita di mangiare o essere in macchina sola coi figli ascolta anche la loro musica per condividere un parte di loro. 

Jules ha 13 anni, Victoria 11, per quanto il primo dimostri almeno 16 anni e inizi a seguire un po’ la politica e il mondo circostante mentre la sorella ancora no, hanno la stessa maturità. Si becchettano di continuo ma credo anche che si proteggano a vicenda. Non amano particolarmente andare a scuola, leggono troppo poco secondo i genitori e, basta che ci sia internet, e possono andare da qualunque parte. Rompere il ghiaccio con loro è stato più duro, un po’ perché faccio fatica a capirli quando parlano, un po’ perché sono dei misteri per me. Qualche sera fa però, dopo cena, abbiamo giocato insieme a volano, ci siamo presi un po’ in giro e abbiamo riso molto. Venerdì sera poi eravamo solo Shirley, Victoria ed io. Sul finire della cena abbiamo provato a spiegare a Victoria l’importanza di imparare l’inglese, poi Shirley è uscita per innaffiare e io sono rimasta a parlare un po’ con la figlia. Vederla partecipe, interessata, pronta a dire due frasi in inglese seriamente è stato un piacere infinito, così come lo è stato sperare che forse qualcosa di quel che le ho detto, fosse anche una briciola, le rimarrà in testa per il futuro

Durante queste ultime permanenze ho visto due madri diverse, madri di figli di età diverse. Jen una cascata di amore a getto continuo, Shirley un mare calmo ma sempre presente. Fleur ed Elodie due bambine ancora all’asilo, Jules e Victoria nell’età di passaggio da bambini ad adolescenti alle medie. Le bambine ancora da intrattenere, i ragazzi da controllare ma non per una mera volontà di controllo bensì per spiegare loro che quel che vedono su internet non sempre corrisponde alla verità, che la pornografia non insegnerà loro l’amore, che non c’è niente di valoroso nel partecipare a giochi nati online che prevedono prove di coraggio, che della droga è più importante parlare che proibire. In generale ho trovato madri e padri per cui era importante che i figli capissero e avessero più strumenti possibile per comprendere il mondo.

In queste due settimane ho mangiato talmente tanta carne e talmente tanto formaggio che inizio a desiderare un mese vegano. La cucina è molto francese e, prima del dessert (in genere degli yogurt o delle composte di frutta) i formaggi non mancano mai. Da quando sono arrivata credo di aver assaggiato l’intero banco frigo di un supermercato perché ogni volta che se ne finisce uno, se ne apre un tipo diverso. Vista la passione della casa per la creme fraiche e la pasta, mercoledì ho preparato quella che chiamo una pasta alla francese: tagliatelle panna, prosciutto, limone e parmigiano. Un successo! Venerdì invece ho insegnato a Shirley come si prepara la parmigiana, lei non l’aveva mai mangiata né tantomeno preparata. Così, tra qualche bicchiere di vino e molte chiacchiere, ho pensato che forse, finalmente, mi ero sciolta del tutto. Perché sì, è vero, viaggiare come sto facendo io impone di entrare in contatto con l’altro molto rapidamente, non c’è tempo per essere timidi, per restarsene in disparte in silenzio; è però vero che ogni famiglia è diversa e in ogni famiglia bisogna trovare la versione di sé più adatta. Quando dico “versione di sé più adatta” non intendo che ci si snaturi ma che ogni rapporto impone di trovare l’incastro giusto, quello con l’angolo magari un po’ più smussato su un argomento, quello capace di incontrarsi con l’altro. Con alcuni è più facile, con altri richiede più tempo. Qui è stato più il secondo caso ma alla fine il miracolo dell’incontro con gli sconosciuti è avvenuto anche qui.

Non sono uscita molto. Una sera sono stata fuori con la famiglia a una serata con delitto in un castello, una mattina sono stata con Shirley a Roullac alla fiera che si tiene ogni 27 del mese da duecento anni. Lunedì pomeriggio ho preso la macchina e sono stata a visitare da sola la vicina città di Saintes e mentre rientravo per stradine sperdute impossibili da recuperare senza navigatore in mezzo a prati verdi e vigneti, ho pensato che un po’ mi sentivo a casa, che forse non ero più in una terra straniera.

I limiti di velocità invece continuo a trovarli bizzarri: 30 chilometri orari in presenza di scuole, 50 nei centri abitati, sennò 80 o 90 a seconda dei dipartimenti a meno che non siano segnati i 70 ma anche in strade in cui secondo me in Italia è grassa se sono permessi i 50 e, soprattutto, bisogna conoscere il limite vigente in ogni dipartimento perché altrimenti non è segnalato. Superstrade a 110, autostrade a 130.

Il navigatore segnava 90 chilometri orari come limite, giuro.

Ieri, ultimo giorno, mi sono rilassata, ho dormito, nel pomeriggio sono andata a Saintes a prendere una workawayer con cui ci siamo date il cambio. Prima di cena abbiamo fatto un aperitivo a base di vari bicchieri di Pineau e a cena abbiamo stappato una bottiglia di vino. Su mia richiesta sono state preparate delle escargot, dopo averne sentito parlare quasi ogni giorno (principalmente perché mangiavano le insalate dell’orto) ho voluto fare questa prova di coraggio. Non la pietanza che mi farà gola ma sono stata contenta di aver superato anche questa prova.

Sono vere e le ho mangiate, non tutte, quello era il piatto di portata.

La serata è stata divertente, gioiosa, piena di risate e di un sentimento di familiarità al punto che quando Anne mi ha chiesto se fossi un po’ triste di partire le ho risposto di sì. Dopo cena ho guardato “Beauty and the beast” con Victoria, in inglese, uno dei film Disney che ho visto più volte nella vita. Credo di non averlo mai apprezzato come ieri sera, un po’ come se avessi finalmente dentro me tutto l’amore necessario per amarlo a fondo perché sì, credo che questo viaggio mi stia insegnando anche quello, dare ma soprattutto ricevere e accettare amore. Sono rientrata in camera e mi sono affacciata alla finestra per chiudere gli scuri. La sera era limpida e silenziosa, solo i primi grilli e l’acqua che usciva dal fossato per ricongiungersi col fiume facevano rumore. Io mi sono sentita violentemente felice.

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