Non l’ho mai realmente messo in dubbio, sembrava più un pensiero di chi mi circonda che mio, ma sono tornata a Parigi.

Sono tornata a Parigi e, mentre le fermate della metropolitana scorrevano davanti ai miei occhi assonnati, mi sono sentita a casa. Eppure torno ancora più precaria di prima e col tempo che scorre, che mi ricorda che continuo a non avere un lavoro vero e che la casa in cui sono adesso ha una data di scadenza. A dirla tutta sono questi i pensieri che più hanno offuscato i miei ultimi giorni in Italia, quelli in cui l’ansia da aereo si è mescolata con la consapevolezza che i miei due mesi e mezzo di pausa di riflessione, di recupero delle forze dopo la batosta che mi è capitata, sono terminati e che ora devo (ma soprattutto voglio) ricominciare da dove avevo interrotto il mio percorso. Che non vuol dire che la morte di Morgane sia sparita dai miei pensieri, semplicemente ci indugio meno di prima. L’incapacità di comprenderla, come se il mio cervello fosse un computer che dà “Errore di sistema”, invece rimane intatta.

Morgane è stata presente in tutti gli ultimi giorni del 2022. E’ stata con me mentre camminavo per i sentieri di campagna dietro casa dei miei genitori, quando seduta su un muretto davanti alle prime pendici del Chianti mi immaginavo con lei a raccontarle di quei luoghi, di quelle colline che mi hanno vista crescere. In notti in cui faticavo a prendere sonno, immaginarmi un presente impossibile o ripensare a momenti trascorsi con lei, mi ha acquietato. Ho accolto il 2023 con un pianto incontrollabile di almeno mezz’ora in cui l’insensatezza di quello che le è capitato mi ha travolta in tutto il suo tumulto. Poi mi sono presa una pausa per ricominciare piano piano la risalita da questi due mesi e mezzo in cui ho avuto l’impressione di sopravvivere, di galleggiare prua al vento, trascinata dal tempo che passava e dalla mia volontà di non abbandonarmi totalmente allo sconforto. Quando ho preso la 7 in direzione La Courneuve stamattina però, la stessa metro che mi avvicinava a casa sua, sapevo benissimo cosa quel treno rappresentasse per me.

Immaginando di guardare lo stesso orizzonte

Il rientro a Firenze è stato ambivalente. Da un lato è stato pieno, ho girato come una trottola, quasi senza respiro, anche quando l’unica cosa di cui avevo voglia era stare da sola a guardare un film, non c’è stato un solo giorno in cui non abbia visto qualche amico o parente. Dall’altro ho avuto la sensazione che, per quanto volessi bene alle persone che mi circondavano, quello non fosse più il mio posto e anche scendere dall’aereo stamattina mi ha fatto sentire come un fiore che viene innaffiato dopo un po’ di siccità. Firenze poi è meravigliosa, mi chiedo anche solo come qualcuno abbia potuto pensare una città del genere, ma quando sono andata in centro, dopo dieci minuti ho odiato le sue strade affollate di persone e di negozi a vocazione turistica che hanno tolto l’anima alla città.

Mi sono chiesta come sia possibile affrontare ogni volta il distacco dall’Italia, quel momento in cui si saluta la vita che siamo stati e che sembra volerci trattenere lì con le cene con gli amici, i Natali (graditi) coi parenti che anche se non ci si vede spesso sono indissolubilmente legati a noi, le sicurezze di sempre, tutte quelle cose di cui abbiamo fatto a meno per mesi e che improvvisamente pensiamo siano di fondamentale importanza, le mozzarelle buone, le pizze a prezzi civili, la cucina di mamma, le strade che negli anni hanno raccolto i ricordi che ci si portano dietro. Ci sono stati momenti in cui mi sono chiesta se davvero fosse questo il futuro che immagino per me, una continua fisarmonica di sensazioni, di timori, di nostalgie, di ansie da aeroplano. Mi ha fatto un’enorme fatica ma una volta atterrata ho capito che la risposta era più sì che no.

Il rientro a Parigi significa riprendere a cucinare, mangiare di meno perché sono pigra in cucina, stare più attenta a dove metto i piedi sui suoi marciapiedi decisamente più sporchi di quelli italiani, fare meno vita sociale perché i contatti sono quelli che sono ma mentre tornavo verso casa pensavo che anche quei pochi che ho, fanno parte di me, della mia vita attuale e di quella che spero di condurre in futuro. Quando ho visto Elio uscire da scuola sono stata contenta, quando sua madre è tornata a casa l’ho ritrovata come fosse una vecchia amica. A Firenze ho avuto giorni un po’ tristi in cui temevo di sentirmi fuori posto ovunque, tornata a Parigi ho avuto conferma che è questo il posto in cui voglio stare. Il posto in cui, nonostante tutto, mi sento leggera.

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