Quando ero in Africa… – 9 – 11/a Barossa Street, 2094 Kensington, Johannesburg

Ho iniziato a raccontare della Jeppe Prep e di quanto fosse vicina a casa ma non ho ancora raccontato dove andammo a vivere per togliere il disturbo a Margie che tanto gentilmente ci aveva ospitati al nostro arrivo.

Ebbene: girammo la città per un mese prima di tornare praticamente da dove eravamo venuti: una dependance della casa accanto a quella di Margie. Ricordo questa ricerca come un incubo tra case non arredate e case con l’immancabile moquette polverosa ma la zona in cui cercavamo era abbastanza limitata poiché i miei genitori, su consiglio di Chris, erano decisi a farmi frequentare la Jeppe Prep. Fortuna volle che i vicini di casa di Margie avessero un piccolo appartamento che volevano affittare: arredato e col parquet.

Neanche qui ebbi una camera tutta mia, 70 metri quadri erano troppo pochi per contenere tre camere da letto, però la casa era circondata da un rigoglioso giardino terrazzato che diventò il territorio nel quale si srotolarono via via le storie dei miei Lego. Nella terrazza più alta, al centro, un melograno diventò il rifugio di Robin Hood e i suoi amici. Uno sguardo dritto a sé e il buon Robin in basso, nella veranda, scorgeva l’isolotto con prigione dove il veliero dei pirati tratteneva i suoi prigionieri. Ma i veri cattivi non erano loro, i veri cattivi avevano la loro base alla sua sinistra, in cima alla scalinata che portava ad un prato all’altezza della terrazza più alta del giardino, era lì che sorgeva il cupo castello della banda del Lupo.

Quando arrivava la stagione i saltuari “clunk” che si sentivano sul piatto tetto di lamiera ci invitavano ad appoggiare una scala al muro e salire sul tetto per recuperare gli avocadi che cadevano dall’albero nel giardino dei vicini. Davanti all’ingresso dei Nielsen, nostri proprietari di casa, era piantata un’enorme palma che, finché non la tagliarono, tenne costantemente in ombra anche il nostro ingresso, pochi metri di lato rispetto al loro. Proprio prospiciente al muro di cinta era piantata una enorme jacaranda da cui piovevano fiori lilla, quasi fossero madeleine del glicine che avevamo lasciato in Italia.

Intorno a noi, recluse fra le due grandi direttrici di Kitchener Avenue (ora Albertina Sisulu Road) e Roberts Avenue le case basse nel quartiere residenziale di Kensington, villette prevalentemente in bianco con piscina. Da quasi ogni giardino cani abbaiavano al passaggio dei pedoni. Le mielie ladies* in estate camminavano lentamente con le loro massicce anche basculanti per le strade semi deserte del quartiere trasportando sulla testa il loro carico di pannocchie di mais urlando “mielieee” per attirare acquirenti. Affacciandosi sulla strada e volgendo lo sguardo verso il centro della città il grande grattacielo della televisione sembrava una navicella spaziale che osserva Johannesburg da un futuro ignoto e pieno di prospettive.

A destra la grande jacaranda il cui tronco si trovava all’interno del nostro giardino

I nostri vicini e proprietari di casa avevano due figlie, Robin e Jena, una coetanea di mia sorella e una di qualche anno più piccola. Toby, il marito, era di origine danese, la moglie Beth invece aveva ascendenze inglesi. Come molti avevano un giardino con piscina e due cani, uno dei quali (Puba) molto rumoroso. Oltre alla dependance in cui andammo a vivere noi ce n’era un’altra più piccola in cui stava la madre di Beth che nel garage sottostante teneva lezioni di non so quale confessione cristiana per Robin, Jena, i loro due cugini e dopo un po’ anche per me e mia sorella Marta. Mio padre ricorda che già allora dubitavo dei racconti della bibbia e un giorno attraversai il giardino per rientrare a casa chiedendogli come fosse possibile che Dio avesse creato il mondo se noi discendevamo dalle scimmie. Avevo 10 anni e già forti radici darwiniste.

*Le mielie ladies erano donne africane che camminavano per le strade della città con in testa una grossa sacca piena di mielies (pannocchie di mais) urlando la parola “mielies” per invitare all’acquisto.

Madam & Eve era una striscia satirica in cui Eve è la donna delle pulizie nera mentre Madam è la sua datrice di lavoro (“Madam” è l’appellativo con cui le domestiche si rivolgevano alle loro padrone). Altri personaggi sono Mother Anderson (la mamma un po’ razzista di Madam, gran bevitrice di Gin & Tonic e con un odio atavico per le mielie ladies), Eric (il figlio di Madam, sposato con un’africana), Thembi (la nipotina di Eve).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...